AUGUSTO GARAU
ARTISTA POLITECNICO E SCIENZIATO - OPERE 1940-2008





Prezzo di copertina: 70 €


Saggio critico di Giorgio Di Genova - biografia di Alberto Veca
scritti dell’artista - antologia della critica - bibliografia

formato cm. 24x30 - 416 pagine
527 illustrazioni di cui 414 col. - 113 b.n.

Personalità forte, irrequieta e costantemente vigile, anche intransigente ma certamente generosa nel dare una chiave di lettura, una spiegazione nel proprio studio davanti al quadro come in un’aula didattica: questo è l’impatto con la persona, dopo anni di frequentazione, anche di amicizia. Diversi i “luoghi operativi” di Garau, diverse anche le stagioni espressive affrontate nel corso degli anni: a questo si deve aggiungere, non solo sfondo cronologico, l’avvicendarsi degli avvenimenti sociali e culturali dalla fine del secondo conflitto mondiale. Augusto Garau, un percorso nel mondo dell’arte e dell’espressività certamente lungo e variato. Allora un dialogo che prevede alcuni stimoli, ridotti per ampiezza, e risposte esaurienti per una avventura complessa. Diplomato pittore a Brera nell’immediato dopoguerra, poi chiamato a partecipare da Atanasio Soldati all’avventura del MAC – di cui fu tra i protagonisti fin dai suoi primi passi –, poi imprenditore e creatore nella produzione ceramica, poi gallerista, poi docente di discipline artistiche, poi coinvolto nella teoria della percezione con Gaetano Kanizsa, poi docente di percezione visiva e colore alla Scuola Politecnica di Design di Nino Di Salvatore, poi teorico delle trasparenze cromatiche in rapporto con R. Arnheim, poi docente di colore alla III facoltà del Politecnico di Milano, poi ancora promotore culturale. Un elenco di “poi” che segnala indubbiamente la polivalenza dei campi nei quali Garau si è in questi anni impegnato: e dall’elenco dei compiti e degli interessi risulta paradossalmente assente la vocazione alla pittura, perché essa costituisce il riferimento costante come luogo privilegiato, ma certamente non esclusivo, dell’espressività. (A. Veca). La ricerca artistico-pittorica di Garau si è caratterizzata fin dai primi lavori degli anni Quaranta come indagine sul colore. Il colore nel suo rapporto con gli altri toni della scala cromatica ed il valore del colore in sé. Un approfondimento che ha impegnato l'artista non solo in campo artistico ma anche in una serie di saggi che ha pubblicato nel corso degli anni: come "Armonie del colore" (1984) o "Dinamiche del colore e della forma" (1997). Nato a Bolzano nel 1923 si trasferisce molto giovane a Milano dove frequenta l'Accademia di Brera, seguendo in un primo tempo i corsi di scultura di Francesco Messina, per dedicarsi successivamente alle lezioni di pittura di Achille Funi. Dopo i primi esperimenti di rappresentazione figurativa si dedica alla ricerca astratta, caratterizzata dal rigore compositivo e dalla pulizia del colore. "Il pittore - scriveva Silvio Zanella nel 1997 - non ha mai smesso di creare composizioni con intenso e luminoso colore timbrico che permette allo psicologo di pervenire a nuove intuizioni analizzate e definite, sempre in merito al colore, ai valori di armonia di melodia e di contrappunto".


"Raggiunta l’identificazione linguistico-espressiva, Garau s’è imposto per il sapiente utilizzo rigoroso e creativo degli esiti ed effetti della percezione visiva nel panorama della pittura non solo italiana come un innovatore del discorso astratto-geometrico, riuscendo a trovare “per le passioni forti” la via maestra “di sfogo indiretto nei rapporti cromatici e compositivi”, per parafrasare un concetto affidato da Ballo alla presentazione del 1949, e riuscendo così spingere la tradizione dell’Astrattismo Lombardo fino alle estreme conseguenze di un radicale rinnovamento, in virtù dell’originalità delle assidue rielaborazioni delle nozioni apprese dai suoi due “padri” spirituali, Soldati e Arnheim, col primo dei quali non ha mancato di continuare un intimo colloquio, rintracciabile in filigrana nelle sue opere aniconiche , intimo colloquio dallo stesso Garau nel 1997 così dichiarato: “… mi commuove sentire ancora, nei miei quadri, la sua impronta”. (G. Di Genova)